25 luglio 2007
Il nostro amatissimo Visco se ne esce con un concetto sacrosanto secondo il quale bisogna evitare gli sprechi per poter reperire le risorse finanziare necessarie a sostenere le esigenze di spesa primaria dello Stato.
La cosa incredibile è che secondo lui bisogna percorrere tale via perchè "Altrimenti, misure di aumento delle entrate «farebbero lievitare una pressione fiscale già troppo alta a causa dei debiti del passato»."
In pratica ammette che la pressione fiscale è troppo alta ma scarica la colpa sui debiti del passato e nemmeno parzialmente sul suo operato dell'ultimo anno e mezzo!
Ancor più fantastico è il fatto che, commentando i dati relativi al maggior gettito 2007, dice «I migliori risultati non sono dovuti ad errori di previsione, ma alla maggiore crescita attesa del Pil nominale - ha spiegato - e ad un recupero di evasione superiore a quanto previsto, circa 15 miliardi di euro sommando gli effetti del decreto di luglio 2006 e della legge finanziaria» . Quindi si capisce che:
  • in parte non sanno fare i conti (nonostante dica di no);
  • parte delle entrate non sono merito loro ma di una maggior crescita del PIL (che non avevano evidentemente previsto);
  • recuperano evasione per 15 miliardi di euro (tipo mezza finanziaria) ma lo sanno solo loro;
  • il decreto di luglio e la finanziaria hanno portato maggiori entrate.

Ma il decreto di luglio e la finanziaria non sono proprio i due principali strumenti con cui il prode Visco e i suoi compari hanno aumentato proprio la pressione fiscale?!? Forse, allora, non è proprio solo colpa del vecchio debito accumulato...

E poi, se veramente pensa ciò che dice, perchè non ha proposto di evitare gli sprechi prima di partorire tutte le misure succhiasangue di quest'ultimo periodo?

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posted by Davide at mercoledì, luglio 25, 2007 | 0 comments
20 giugno 2007
Adeguatevi agli studi, vi conviene!
Questo il messaggio che il Direttore dell’Agenzia delle Entrate comunica all’agitato popolo dei contribuenti soggetti agli studi di settore.
Quello che non riesco a capire è come interpretare questo scritto: va inteso come un consiglio fraterno all’amico contribuente oppure come una - nemmeno tanto – velata minaccia verso lo stesso?
Non so perché ma tendo a propendere per la seconda ipotesi.

Già dal titolo mi viene da storcere un po’ il naso: infatti se “STUDI SETTORE: CHI SUBISCE ACCERTAMENTO ORDINARIO PAGA IN MEDIA QUASI 3 VOLTE IN PIU’” può essere la mera esposizione di un dato di fatto, “ADEGUARSI CONVIENE SOPRATTUTTO AI CONTRIBUENTI” mi puzza fin troppo di consiglio che non conviene rifiutare. Tralasciando il fatto che non comprendo la convenienza a pagare più imposte di quante dovrei, sembra che il messaggio sottintenda che se non pago meno subito probabilmente pagherò molto dopo.
Viene poi ribadito il fatto che gli studi “non sono uno strumento di accertamento automatico” . Due giorni fa il Vice Ministro Visco dichiarava che, poiché ci sono 1 milione di contribuenti non congrui, 500.000 controlli li farà. E’ vero, non sono uno strumento d’accertamento automatico, sono uno strumento semi-automatico.
Continua poi dicendo
“È vero che quest’anno, applicando le norme decise dal Parlamento, è stata
elevata l’asticella per rientrare nei parametri. Ma i redditi da cui si parte
sono in molti casi irrisori o addirittura negativi. È inevitabile avere una
percentuale di incremento elevata quando si parte da valori particolarmente
bassi”
.
Quindi non è che la gente non guadagna più perché il sistema Italia non funziona ed è mal governato ma semplicemente perché mente (la gente, non l’Italia).
Ora: lungi da me fare l’avvocato del diavolo. In Italia esistono gli evasori e non sono nemmeno pochi. Quello che si sbaglia, secondo me, è il modo di contrastarli.
Si dovrebbe finalmente capire che questo metodo degli studi di settore non è idoneo allo scopo!
Innanzitutto sono troppo costosi, in tutti i sensi: sono costosi per lo Stato che deve continuamente perfezionarli e tenerli aggiornati mediante commissioni di esperti che di certo non lavorano gratis e sono costosi per il contribuente che, oltre ad adeguarsi ai risultati, deve pure pagare qualcuno che li compili.
In secondo luogo sono inutili: lo Stato, infatti, deve comunque fare dei controlli sia in caso di non congruità, come è ovvio, sia in caso di congruità, per verificare che i dati dichiarati siano veritieri. A questo punto controllare per controllare tanto vale fare senza.
Il direttore dell’Agenzia delle Entrate dice anche
la legge chiede a tutti i contribuenti, sia soggetti agli studi che non, di
pagare le imposte sui redditi effettivi”
.
La soluzione ideale, sempre a mio modestissimo avviso, risiede proprio nella corretta comprensione della parola effettivi.
Se, infatti, tutti i contribuenti (e per tutti intendo imprenditori, professionisti, dipendenti, pensionati ecc. ecc.) pagassero le imposte sul proprio reddito effettivo derivante dalla semplicissima differenza entrate – uscite, sono convinto che il problema evasione sarebbe quasi risolto.
Immaginate di poter dedurre dal vostro reddito annuo tutte le spese che sostenete nel medesimo periodo (alimentari, meccanico, idraulico, e chi più ne ha più ne metta) e di pagare le imposte solo su quello che vi avanza: non pensate che chiedereste fatture e scontrini a tutti? E se lo fate è chiaro che non può esserci “nero” e, di conseguenza, evasione.
Di certo non sono il primo ad aver pensato ad una soluzione di questo tipo ma mi sembra così semplice e giusta che non capisco perché non la si valuti con la serietà che merita.

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posted by Davide at mercoledì, giugno 20, 2007 | 0 comments
11 giugno 2007
La chiamano "più trasparenza sul fisco".
A me pare tanto che la trasparenza sia più sul contribuente che sul fisco e che abbiano solo voglia di mettere in piazza i fatti nostri, con buona pace della legge sulla privacy e di tutte quelle leggi che dovrebbero tutelare noi comuni mortali (vedi anche statuto del contribuente).
Spero comunque che raggiungano il loro obiettivo perchè non vedo l'ora di sfogliare la dichiarazione di Vincesco Visco...sempre che le regole valgano anche per loro.

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posted by Davide at lunedì, giugno 11, 2007 | 0 comments
08 giugno 2007
Pazzesco.
Secondo me hanno piazzato Visco alle spalle di Padoa-Schioppa per 2 motivi:
1. controllare che il tecnico TPS non fosse troppo “tecnico” e si basasse troppo sui numeri dell’economia italiana (che evidentemente non erano quelli che l’Unione voleva dare in pasto all’opinione pubblica);
2. considerata la sua ormai celebre fama di “vampiro”, evitare di affidargli direttamente il dicastero economico pur consentendogli di avere gli strumenti necessari per dissanguare il contribuente.
Risultato: l’affermato e apprezzato professionista Tommaso Padoa-Schioppa (che non avendo mai fatto il politico non poteva essere considerato di parte) certifica agli italiani che il Governo Berlusconi ha lasciato una voragine biblica e fornisce l’alibi perfetto al suo Vice che gongola, parzialmente nell’ombra, all’idea di poter stringere la morsa fiscale.
Tra i vari provvedimenti ne vorrei segnalare, anche in questo caso, 2:
1. anticipo della presentazione delle dichiarazioni dei redditi dal 15 giugno al 31 maggio per i 730 e dal 31 ottobre al 31 luglio per l’UNICO, con l’intento di aver maggior tempo per effettuare i controlli;
2. potenziamento degli studi di settore (strumento tecnico attraverso il quale l’amministrazione finanziaria accerta i redditi di un contribuente in base alle caratteristiche della sua attività).
Tutti contenti, commercialisti e contribuenti a parte, e applausi alla lotta all’evasione di quei banditi dei lavoratori autonomi.
Passa un annetto e accadono, ancora, 2 cose:
1. i commercialisti fanno giustamente notare che bisognerebbe saper scrivere anche con i piedi per rispettare le scadenze;
2. si vota alle amministrative e l’Unione (soprattutto al Nord) va peggio che le Isole Far Oer alle qualificazioni per gli Europei.
Risultato: in primo luogo il competente e fantasioso Ministero dell’Economia e i vari Uffici subordinati decidono per un rinvio della scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi ma non in un’unica data, troppo logico e facile! Qualcuno lo mantengono a luglio, qualcuno agli inizi di settembre e qualcuno a fine settembre…come si fa a sapere in quale data rientriamo? In base al colore delle mutande, visto che è così che ci hanno lasciato.
In secondo luogo ritornano sui loro passi per quanto riguarda la morsa degli studi di settore e la lotta all’evasione, nel disperato tentativo di recuperare consensi in Settentrione.
Mai viste un’incoerenza ed un'incompetenza simili: per tentare di rimediare ai loro stessi danni non fanno altro che commetterne di peggiori, scontentando tutti e perdendo la già poca credibilità che si ritrovano.

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posted by Davide at venerdì, giugno 08, 2007 | 3 comments
06 giugno 2007
Dopo il via libera dato dal Governo Prodi, i Comuni non si sono lasciati pregare.
Il Professore e i suoi fidati ed indispensabili 102 collaboratori come si sa, dovendo far fronte al disastroso ed accertatissimo buco ereditato dal quinquennio Berlusconi, sono stati costretti a reperire risorse finanziarie anche mediante tagli agli enti locali.
A questi ultimi, per consentire di recuperare le mancate entrate provenienti da Roma, è stato concesso di aumentare le addizionali comunali all’irpef, che nell’ultimo triennio erano state cristallizzate proprio dall’esecutivo guidato dal Cavaliere.
Il risultato ce lo ha proposto Il Sole 24 ore del 4 giugno u.s. : circa 866 milioni di euro di prelievo fiscale in più rispetto all’anno scorso (805 milioni derivanti dall'aumento delle aliquote e la restante parte dall'aumento dell'imponibile su cui l'imposta è calcolata), circa 866 milioni di euro che vanno ad alleggerire il già esangue portafoglio del cittadino italiano.
Il quotidiano economico stila inoltre la classifica regionale degli aumenti: al Friuli Venezia Giulia spetta la medaglia d'argento con un +247,93%, seconda solamente all'irraggiungibile Molise (+665,10%) ed unica regione settentrionale in top ten.
Dati che si commentano da soli e che si vanno ad aggiungere al già nutrito palmares di tasse, imposte e balzelli di cui può fregiarsi l'attuale Governo.
Non tutti i Comuni, però, si sono comportati allo stesso modo: segnalo (per appartenenza) il Comune di Tarcento, che non solo ha mantenuto invariata l'addizionale comunale anche per il 2007 ma ha anche diminuito l'aliquota ICI sulla prima casa dal 5,25 per mille al 5 per mille. Poca cosa dirà qualcuno ma visto l'andazzo almeno noi, nel nostro piccolo...

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posted by Davide at mercoledì, giugno 06, 2007 | 0 comments
20 settembre 2006
Una delle notizie più importanti del giorno è sicuramente la sconfitta dell'Unione al Senato che ha determinato la modifica dei lavori dell'Aula e inserito nell'ordine del giorno di giovedì la discussione sull'affare Telecom.
La coalizione di centrosinistra, però, ha subito un'altra sconfitta a Palazzo Madama in seno alla Commissione Affari Costituzionali.
Come risulta dal resoconto sommario n. 26 del 19 settembre 2006, infatti, non è stata approvata la conversione in legge del D.L. 258/06 recante disposizioni urgenti di adeguamento alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee in data 14 settembre 2006 nella causa C-228/05, in materia di detraibilità dell'IVA.
Tale decreto serve al Governo per poter rinviare al prossimo anno il problema dei rimborsi derivanti dalla ormai famosa bocciatura della Corte di Giustizia Europea in materia di indetraibilità IVA sulle auto (potete trovare un post sull'argomento nel mio blog), con l'essenziale beneficio di non dover appesantire la Finanziaria per il 2007 che già vive una difficile gestazione.
Questo ko in Commissione porta ora il decreto direttamente all'Aula del Senato la quale, se non provvederà a convertirlo in legge entro il 14 ottobre, costringerà l'Esecutivo a fare i salti mortali per poter rattoppare la falla che il mondo delle partite IVA creerà chiedendo (giustamente) la restituzione di quanto indebitamente versato.
E visto che non c'è due senza tre....

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posted by Davide at mercoledì, settembre 20, 2006 | 1 comments
19 settembre 2006
La fase finale della campagna elettorale della Cdl per le politiche 2006 si era concentrata sulla proposta del leader Silvio Berlusconi di eliminare l'imposta comunale sugli immobili (I.C.I.) sulle prime case.
Sappiamo tutti quali sono stati i risultati delle urne del 9 - 10 aprile (sigh!) ma forse non tutti sanno che, di frequente, i nostri Comuni ci fanno pagare più imposta di quella che effettivamente dovremmo.
Può accadere, infatti, che si sia proprietari di due (o più) terreni attigui accatastati separatamente ed entrambi siano edificabili. Su uno si decide di costruire la propria abitazione mentre l'altro lo si destina a giardino ornamentale della propria abitazione.
In molti casi ci vediamo costretti a pagare l'I.C.I. su entrambi i terreni ma in realtà non dovrebbe essere così.
Vi spiego perchè:
l’art.2, comma 1, lett. a) del D.lgs. 504/92 (il decreto che istituisce l’I.C.I.) stabilisce che sono soggetti all’imposta il fabbricato definito “l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano, considerandosi parte integrante del fabbricato l’area occupata dalla costruzione e quella che ne costituisce pertinenza[…]”.

In base alla sentenza della Corte di Cassazione n. 19735 del 17 dicembre 2003, per poter definire pertinenziale un’area va fatto riferimento alla definizione civilistica contenuta nell’art. 817 del Codice civile e cioè “Sono pertinenze le cose destinate in modo durevole a servizio od ornamento di un’altra cosa. La destinazione può essere effettuata dal proprietario della cosa principale o da chi ha un diritto reale sulla medesima”.
Quindi il mio terreno destinato ad ornamento della mia abitazione è una pertinenza della stessa e quindi fa parte integrante del fabbricato.

La successiva sentenza della Corte di Cassazione n. 17035 del 26 agosto 2004, evidenzia inoltre che “[…]l’accertamento della sussistenza di un siffatto, complesso, vincolo di strumentalità o complementarità funzionale costituisce un apprezzamento di fatto. E’, pertanto, irrilevante la circostanza, di rilievo puramente formale, che l’area pertinenziale e la costruzione principale siano censite catastalmente in modo distinto, con distinta rendita catastale”.

Da quanto esposto si può sostenere che, a prescindere dal fatto che l’area pertinenziale sia autonomamente iscritta in Catasto o che la stessa sia edificabile, il contribuente non è tenuto a versare l’ICI se dimostra di destinare la stessa a servizio od ornamento del fabbricato principale.

Nel caso vi presentiate presso il vostro Comune richiedendo un rimborso dell’ICI sulla base di quanto precedentemente esposto vi sentirete dire che in base all’art. 52 del D.Lgs. 446/97 “Le province e i comuni possono disciplinare con regolamento le proprie entrate, anche tributarie, salvo per quanto attiene alla individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi […]” e che in base all’art. 59, comma 1, lett. d) dello stesso decreto “[…]i comuni possono considerare parti integranti dell’abitazione principale le sue pertinenze, ancorché distintamente iscritte in catasto[...]”.

In base a queste norme diversi comuni si sentono liberi di introdurre proprie definizioni di pertinenze. Il mio comune, ad esempio, all’interno del regolamento I.C.I. ha inserito un articolo secondo cui “sono considerati pertinenza dell’abitazione i lotti dificabili singolarmente individuati in catasto ed adiacenti l’abitazione, se di dimensione inferiore (al massimo pari e non oltre) a mq. 250”.

Con riferimento all’art. 59 la già citata sentenza della Corte di Cassazione del 2004, però, ha precisato che lo stesso non attribuisce ai Comuni la facoltà di scegliere se procedere o meno all’autonoma tassazione della stesse, bensì “si limita a sottolineare che […] la distinta iscrizione in catasto della pertinenza non è di ostacolo alla considerazione unitaria di essa con l’abitazione principale”.

Si può inoltre opporre che la limitazione dell’area considerata pertinenza (come i 250 mq riportati ad esempio) sia una violazione dell’art. 52 del D.Lgs. 446/97 secondo il quale i Comuni non possono individuare e definire nuove fattispecie imponibili, cosa che invece fanno decidendo che le pertinenze sono soggette ad I.C.I. oltre una certa superficie.
Alla luce di tutto ciò, se vi sembra di rientrare nella casistica di cui sopra, vi consiglio di andare a rivedere i pagamenti effettuati fino ad oggi e valutare l'opportunità di chiedere un rimborso per quanto indebitamente pagato. Il tutto aspettando che la Cdl ritorni al Governo e mantenga le promesse!

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posted by Davide at martedì, settembre 19, 2006 | 0 comments
14 settembre 2006


Se il governo aveva le sue belle gatte da pelare per mettere d'accordo la maggioranza su una manovra Finanziaria da 30 milardi di euro sarà molto interessante osservare come lo stesso si comporterà dopo le notizie che giungono da Bruxelles.
Oggi, infatti, la Corte di Giustizia europea ha dato torto all'Italia sui limiti imposti dallo Stato italiano alla detraibilità IVA sulle auto e sui carburanti utilizzati dalle imprese, respingendo la richiesta di Roma di limitare i rimborsi retroattivi richiedibili dai contibuenti.
Tradotto nel linguaggio pratico significa che lo Stato dovrà far fronte a richieste di rimborso per 10 miliardi di euro (stime de Il sole24ore).
A commento della doccia fredda è subito intervenuto il viceMinistro dell'Economia Visco il quale ha affermato: «Le ripercussioni finanziarie della sentenza della Corte di Giustizia europea sulla detraibilità dell'Iva relativa alle autovetture aziendali saranno di pesante entità e non eludibili. Sarà dunque inevitabile, perchè non si creino scompensi ulteriori nell'equilibrio della finanza pubblica, individuare misure compensative equivalenti».
Fino a qui niente da ridire. Poi, però, dracula aggiunge: «La decisione è l'ennesima, pesante eredità lasciata dal governo Berlusconi al centrosinistra. Da anni era chiara la necessità di intervenire per ovviare a questo problema concordando una soluzione adeguata con l'Unione europea». MA COSA BLATERA???????
Il problema dell'indetraibilità dell'IVA risale alla fine degli anni '70 quando l'Italia, contrariamente a quanto previsto dalla VI direttiva CEE, ha introdotto tale norma prorogandola di anno in anno fino al 2001 (in cui la detraibilità è stata portata al 10%) e al 2005 ((in cui la detraibilità è stata portata al 15%).
Se la memoria non m'inganna nell'arco di questi 25 anni al Governo l'on. Visco c'è già stato e non mi sembra sia successo niente. E se tutto ciò non fosse sufficiente ricordo che anche l'IRAP (imposta introdotta da VISCO!) è sotto la lente di Bruxelles e molto probabilmente verrà bocciata a sua volta!!
Quello che brucia veramente al nostro (?) viceMinistro è che la patata bollente se la sono ritrovati in mano loro e a loro tocca ora mangiarsela.
Se davvero la manovra Finanziaria dovrà essere rivista al rialzo altro che stampella UDC, il Governo dovrà alzare la guardia all'estrema sinistra!



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posted by Davide at giovedì, settembre 14, 2006 | 2 comments